10 motivi per difendere #twitter140

twitter-2713571_960_720Spoiler: devo avvertirvi che si tratta di un post sentimentale, quindi se non amate il genere non continuate a leggere.

Con twitter è stato colpo di fulmine. Una persona sintetica come me non poteva trovare mezzo migliore per potersi esprimere al meglio. E’ stata una sfida a trovare le parole giuste per dire ogni cosa. E’ stato un esercizio mentale quotidiano, fondamentale anche per conoscere meglio me stessa, per andare dritta a quell’essenziale che tanto amo. E’ stato un esercizio di stile per imparare a raccontare un’iconografia o descrivere un quadro, raccontare un mito ovidiano o difendere i diritti civili, sempre e solo in 140 caratteri.

In sintesi 10 motivi per cui amo quei 140 caratteri:

  1. abbiamo imparato a dire cose importanti in modo essenziale e senza inutili fronzoli
  2. abbiamo imparato ad essere diretti
  3. si è compreso che l’italiano non subiva maltrattamenti, è stato anzi un modo per lavorare sulla lingua italiana cercando nuove possibilità di espressione e lavorando sul proprio stile
  4. sono nati importanti progetti letterari e artistici
  5. abbiamo lanciato pillole di arte, letteratura, filosofia, storia, geografia, descritto quadri, spiegato iconografie…
  6. abbiamo difeso diritti, idee politiche, pensieri, illuminazioni
  7. abbiamo dialogato e abbiamo discusso
  8. ci siamo innamorati di qualcosa o qualcuno
  9. abbiamo scoperto opere, libri, canzoni o “semplicemente” l’altro
  10. abbiamo conosciuto persone, abbiamo fatto rete.

Noi mi piace l’idea dei 280 caratteri, non mi piace l’idea che anche twitter venga invaso da inutili parole, inutili perché di troppo.

Se proprio avessero voluto apportare un cambiamento che tutti avremmo apprezzato sarebbe stata la possibilità di correggere un tweet senza doverlo cancellare e riscrivere.

Dunque sarà forse possibile che ci ripensino?

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Cooper-Hewitt. Un #museo intelligente che piace ai visitatori

New York, 2 East 91 Street. Qui si trova la sede del Cooper-Hewitt Smithsonian Design Museum. Il museo del design ha riaperto nel gennaio 2015 dopo una ristrutturazione durata tre anni. La chiusura ha consentito anche la digitalizzazione dell’intera collezione di oggetti (200.000 pezzi) posseduta dal museo e di sviluppare una nuova strategia comunicativa interna.

Alla biglietteria, oltre al biglietto su cui è riportato un codice, viene consegnata al visitatore anche una penna digitale. L’idea è che ognuno possa salvare sulla propria penna le opere di maggiore interesse e che le possa rivedere a casa propria, una volta terminata la visita, accedendo al sito del museo ed inserendo il codice presente sul biglietto.

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Per memorizzare le schede degli oggetti con relative immagini è sufficiente posare la penna su una croce posta vicino ad ogni didascalia. Un modo semplice e intuitivo per creare una propria collezione di opere e, perché no, “portarsi” a casa un souvenir del museo.

 

Il museo è poi dotato di una serie di tavoli multimediali touch multiutente. Su ogni tavolo fluttuano, in maniera random, tutte le opere digitalizzate del museo. Ogni visitatore può trascinare e analizzare una qualunque delle opere. Tuttavia un altro accesso alla visualizzazione opere è possibile grazie al disegno libero. Con la punta della penna o con le dita si possono disegnare forme e il database propone le opere che rispondono alle forme che stiamo disegnando.

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Al secondo piano del museo è stata poi allestita una Immersion Room in cui è possibile visionare ben 200 immagini di tappezzerie murali a partire dalla fine del Settecento. Una volta selezionato il pattern che interessa le immagini possono essere proiettate sulle pareti adiacenti. Ma, se ancora non soddisfatti, i visitatori possono disegnare a mano libera la propria tappezzeria e vedere l’effetto che fa.

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Il museo è molto apprezzato. Si tratta di un luogo piacevole, accogliente, pieno di visitatori di tutte le età, interagenti con opere, tecnologie e fra loro senza alcun tipo di problema. La tecnologia, ottimamente studiata e, soprattutto, ben integrata, è accessibile e molto semplice da fruire. Un modo intelligente per incrementare la conoscenza. Una notazione: nessun visitatore faceva foto… Quando il coinvolgimento funziona.

#Artestorie. Le professioni della storia dell’arte

Lunedì 15 si è parlato di #Artestorie a Radio3 Suite. Grazie a Monica D’Onofrio per il coinvolgimento e ad Andrea Penna per l’intervista e i preziosi commenti.

Se ve lo siete persi o volete risentirlo: http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-1761033e-1711-4065-9c41-680f8157e307.html

#musei pubblico e innovazione

E’ stato da pochi giorni pubblicato il video del mio intervento TEDx alla Scuola Superiore di Catania tenutosi nel dicembre scorso.

Decidere o meno di visitare una mostra o un museo può dipendere dalle recensioni che si leggono online? Che immagine hanno dei musei i visitatori che rilasciano i loro feedback sulle piattaforme social? Di questo e altro a questo link.

Buona visione

#ARAcomera. Un’esperienza di fruizione fra Patrimonio e tecnologia

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L’Ara com’era un racconto in realtà aumentata è il nuovo percorso proposto ai visitatori per una visita immersiva dell’Ara Pacis. Il progetto, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzato da Zètema Progetto Cultura, è stato realizzato da ETT SpA.

La visita si snoda attraverso 9 punti di interesse e permette di conoscere immergersi nella storia dell’Ara Pacis. ll percorso ha inizio davanti al plastico del Campo Marzio Settentrionale per iniziare a contestualizzare l’opera, per poi passare al plastico ricostruttivo dell’Ara Pacis dove è possibile assistere al rito sacro che si teneva presso l’Ara, raccontato nel dettaglio sulla base di diverse fonti letterarie e iconografiche.

I calchi raffiguranti i membri della famiglia imperiale invece permetteranno di raccontare la storia che ha consentito alla dinastia giulio-claudia di reggere a lungo le sorti di Roma.

Infine si potranno osservare i dettagli dell’Ara Pacis attraverso la narrazione e la restituzione del colore sui marmi del monumento.

Il visitatore per poter fruire dei contenuti dovrà indossare cuffie e visori AR (Samsung GearVR) cui è abbinato un Galaxy S7.

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Come mia abitudine vorrei parlare dei pro e dei contro dell’esperienza lato utente.

Pro

  • Il nuovo percorso mi sembra interessante soprattutto dal punto di vista didattico.
  • I punti informativi del percorso sono molto chiari e permettono al visitatore di comprendere pienamente l’Ara nel suo complesso.
  • I testi sono ben articolati (seppure con qualche termine di difficile comprensione per i non addetti ai lavori).
  • La possibilità di visualizzare i colori originari del monumento aiuta alla comprensione dello stesso.

Contro

  • La grafica del plastico del Campo Marzio e quella del modello dell’Ara Pacis non appaiono particolarmente curate e, nel secondo caso, si assiste ad un fastidioso spostamento di piani durante la visione.

Infine una piccola nota personale sull’indossabilità. I device non sono così comodi da portare in giro (fra cuffie e visore da tenere – meglio se con due mani – mi sento un po’ costretta), e per chi ha problemi di vista, come nel mio caso, danno un po’ di problemi.

Detto questo attendo commenti, opinioni, pareri, perché indubbiamente un intervento del genere non può lasciare indifferenti.

Qui maggiori info per la visita:

L’ARA COM’ERA prenderà il via il 14 ottobre e sarà così articolato:

  • dal 14 ottobre al 17 dicembre, venerdì e sabato dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)
  • dal 23 dicembre all’8 gennaio, tutte le sere dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)
  • dal 13 gennaio al 15 aprile, venerdì e sabato dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)
  • dal 21 aprile al 31 ottobre, tutte le sere dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso ore 23)

L’ingresso sarà organizzato in piccoli gruppi contingentati, la visita avrà la durata di circa 45 minuti e sarà disponibile in 5 lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco.

INFO: 060608 | http://www.arapacis.it

 

Il tempo nel #museo. #passaTempo al Macro.

“Tante volte mi è stato chiesto di votare ma mai di fermarmi a pensare”.

Mi piace iniziare da questa bella frase, di una collega e amica, il racconto e l’analisi dei dati emersi all’evento partecipato #passaTempo – ideato e condiviso da Michela Santoro e Antonella Sbrilli con un gruppo di colleghe e amiche – e tenutosi domenica 3 luglio al Macro di via Nizza alla mostra Dall’oggi al domani. 24ORE nell’arte contemporanea, curata da Antonella Sbrilli e Maria Grazia Tolomeo.

Su Nati sotto Mercurio (http://www.natisottomercurio.it/index.php/2016/06/25/passatempo-al-macro/) trovate tutte le informazioni sulla genesi e lo svolgimento dell’evento, qui invece mi soffermerò sulla mia attività in mostra.

Davanti all’opera di Ben Vautier – Le temps n’a pas de centre – ho chiesto ai visitatori di sintetizzare in un aggettivo il tempo trascorso nella loro vita all’interno dei musei.

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Ben Vautier, Le temps n’a pas de centre, 1972

 

L’idea mi è venuta sulla scorta del mio interesse per il pubblico dei musei, e con la ferma convinzione che i musei debbano mettersi in ascolto per capire i reali bisogni e le necessità del proprio pubblico.

Sino ad oggi abbiamo sempre pensato al tempo oggettivo del museo. Per visitare la Galleria Borghese, ad esempio, abbiamo a disposizione due ore, per vedere il tale museo mi offrono il parcheggio gratuito per 3 ore e via così. Ma in realtà dovremmo spostare il punto di vista. Il tempo non è quello del museo, ma quello soggettivo del visitatore del museo. È il visitatore che decide in piena libertà quanto tempo dedicare alla visita, quanto stare seduto sul divanetto davanti all’opera, se guardare un unico quadro per 30 minuti, dedicare l’intera giornata ad una sola sala, o correre su e giù in 2 ore.

E dunque com’è il tuo tempo al museo? Questa la domanda a cui hanno risposto decine e decine di persone, anche facendo letteralmente la fila. La mia idea originaria era di prendere questi aggettivi e di collocarli all’interno di una mappa metereologica divisa in quattro settori (sole, sereno, coperto, pioggia con fulmine), ma sono stata subito spiazzata da un visitatore che ha scritto “sorprendente”. Dove lo mettereste voi? Io sono corsa a metterlo sotto il sole, ma lui mi ha risposto che una visita al museo, per lui, è sorprendente come un fulmine. E quindi ho capito che dovevano essere gli stessi descrittori del proprio tempo a collocare i post-it nel settore più confacente al loro sentire.

Si è andata così a formare una nuova mappa del sentiment museale. Alcune parole sono comparse più volte in settori diversi e così si trova un “lento” al sole (perché una visita al museo ha il tempo lento di una calda giornata d’estate) e un “lento” sotto la pioggia (perché non c’è niente di meglio che visitare con calma un museo quanto fuori piove). Un tempo “sospeso” fra le nuvole e uno nel sereno. Un “noioso” decisamente nuvoloso (che però mi ha fatto capire che i dati non erano falsati e che nonostante la mia presenza le persone si sentivano libere di dare ogni tipo di giudizio), e uno “straniante”.

Ho raccolto poi un “tutto mio” sotto il sole accompagnato da un “la mia vita”, un “mio” in un cielo sereno, un “intimo” sotto la pioggia e un “soggettivo” sotto le nuvole. Perché, qualunque sia il tempo metereologico non esiste niente di più bello della libertà che si prova a percorrere da soli le sale di un museo.

E poi i bambini con il loro tempo “curioso”, “bello”, “divertente” che fanno ben sperare sul loro rapporto con il museo.

Un nota a parte devo dedicarla al tempo “dissennato”. Una signora mi ha dato questo post-it e alla mia curiosità ha risposto che le era stato suggerito dal figlio perché lei avrebbe scritto svuotata, che è la sensazione che prova quando finisce di visitare un museo. Potterianamente il figlio deve aver pensato che sentirsi svuotati era un po’ come essere incappati nei dissennattori e quindi perché non un tempo dissennato?

Alla fine dell’esperienza io ne sono uscita arricchita. Avevo dei dubbi inizialmente, devo ammetterlo. Avevo paura di essere invadente. Invece ho scoperto che le persone avevano voglia di partecipare, di dire la loro, di sapere che relazione ci fosse fra l’opera in mostra e la mia ricerca. Abbiamo ricevuto tanti ringraziamenti, anche per aver fatto passare alle persone un pomeriggio diverso e per aver cambiato – per una volta – il loro tempo nel museo.

Chiudo con un grazie va al ragazzo che ha attaccato l’ultimo biglietto. Il post-it si è trasformato in un origami, un piccolo uccellino che sulle ali porta la scritta “volato via”… perché il mio tempo al museo Macro il 3 pomeriggio è proprio “volato via”.origami

Grazie a tutti.

 

#passaTempo al MACRO

PassatempoVieni a trascorrere un po’ del tuo tempo al museo. 12 volti, 12 persone per un #passaTempo al Macro domenica 3 luglio dalle 17.00. Interagiremo insieme nella cornice della mostra Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea curata da Antonella Sbrilli e Mariagrazia Tolomeo.

Per maggiori informazioni rimando all’esaustivo post di @mercuriomaga su Nati sotto Mercurio (http://www.natisottomercurio.it/index.php/2016/06/25/passatempo-al-macro/).

Grazie a Michela Santoro e Antonella Sbrilli.